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COMUNICAZIONE
Informazione e sicurezza
Emergenze alimentari: in crisi la fiducia del consumatore italiano
L’industria alimentare è oggi chiamata ad una doppia sfida, di qualità e di comunicazione, che impone l’assunzione di un ruolo di responsabilità sociale anche nell’educazione alla salute e alla sicurezza alimentare
Mucca pazza, diossina, afta epizootica, pasta transgenica e radioattiva, fragole ai pesticidi. Le crisi alimentari e sanitarie, vere o presunte, si moltiplicano, occupando le prime pagine dei giornali e i notiziari della sera e pesando sui bilanci delle aziende, dello Stato e della UE e quindi anche su quelli delle famiglie. Come reagisce l’opinione pubblica a questa ondata di notizie così poco rassicuranti e spesso contraddittorie? Oggi il consumatore italiano è giustamente più attento a ciò che porta in tavola e più consapevole del proprio diritto a cibi sani e sicuri e ad informazioni corrette e trasparenti. Legge le etichette. È disposto a spendere di più a patto di poter contare su qualità e sicurezza. Ma soprattutto è disorientato, confuso e in crisi di fiducia verso l’intero sistema alimentare: secondo un recente sondaggio di People-Swg, il 60% degli italiani ritiene che “nessuno garantisce per i cibi che arrivano a tavola”. Le chiamiamo emergenze, crisi, scandali, ma in realtà si tratta di segnali sempre più frequenti ed evidenti di un cambiamento strutturale e non episodico nelle relazioni tra prodotto alimentare e consumatore. Di fronte a questa situazione tutto il sistema alimentare è chiamato ad un’assunzione di responsabilità: le imprese, certamente, ma anche le istituzioni, i media, la stessa distribuzione. La vera emergenza per l’industria alimentare è oggi capire la portata di questi segnali e disegnare nuove strategie di relazione non solo con il consumatore, ma anche con tutti i propri interlocutori, dalle istituzioni ai media, alle associazioni di tutela dell’ambiente e dei diritti del consumatore.La reazione delle imprese
Un primo segnale di reazione le imprese lo stanno dando con l’accelerazione degli investimenti in ricerca e sviluppo e in comunicazione. Secondo i dati Centromarca, gli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore “grocery” aumenteranno quest’anno dell’11.6% contro il 10.7% registrato l’anno scorso. Ancora di più cresceranno gli investimenti in comunicazione: 15%, contro il 9.9% del 2000. Questi dati confermano una volta di più l’impegno dell’industria di marca, e soprattutto del comparto alimentare, sia nella messa a punto di processi produttivi di qualità, sia nella relazione con il consumatore. Questo nuovo scenario non coinvolge solo le aziende, ma anche i loro organismi di rappresentanza. Una crisi come mucca pazza, ad esempio, richiede una reazione di tutto il comparto perché in un caso di questa portata singole iniziative aziendali non possono avere la forza per riconquistare la fiducia dei consumatori. Le associazioni di categoria, soprattutto, sono chiamate a ripensare e ridefinire il proprio ruolo di tutela e promozione: la comunicazione non è più un semplice accessorio – il comunicato stampa, il convegno, le relazioni istituzionali – ma diventa una funzione strategica irrinunciabile per la difesa dei valori del comparto. È una funzione che l’Unione Nazionale dell’Avicoltura ha assunto ormai da oltre 15 anni, da quando cioè nel 1985 ha dato inizio ad un programma di comunicazione collettiva mai interrotto e portato avanti, soprattutto, grazie alla forte e diffusa consapevolezza da parte delle aziende che una corretta informazione del consumatore sui valori del comparto e dei prodotti avicoli sia il fattore trainante della crescita dei consumi e dell’immagine. I risultati ci hanno dato ragione. Oggi il consumatore italiano è più informato ed i consumi di carni avicole e di uova sono aumentati. Soprattutto, alcuni luoghi comuni e pregiudizi molto radicati nei primi anni Ottanta sono quasi dimenticati. Il pollo e il tacchino non sono più le carni per ammalati ed anziani, ma sono diventate la fonte proteica ideale per gli sportivi e per chi conduce una vita attiva e vuole mantenersi in forma. Le uova non sono più accusate di far male al fegato o di essere una bomba di colesterolo cattivo, ma sono percepite come uno degli alimenti più in linea con una sana e corretta alimentazione (così la pensa il 90% degli italiani secondo una ricerca della Makno). Ovviamente nuovi allarmi e nuovi pregiudizi impongono di non abbassare la guardia e di continuare a comunicare ed informare l’opinione pubblica. Le aziende avicole italiane si sono trovate in questi ultimi anni a fronteggiare numerose crisi alimentari, il più delle volte senza averne responsabilità alcuna. Basti qui ricordare lo scandalo diossina in Belgio, che mentre ha dimostrato ancora una volta come in Italia, almeno per il nostro settore, le aziende lavorino con scrupolo e i controlli sanitari funzionino, ha creato uno stato di confusione nel consumatore che ha finito con il penalizzare i consumi dei nostri prodotti.Risposte e trasparenza
La politica del settore avicolo, in quella come in tante altre occasioni, è stata come sempre all’insegna dell’informazione e della trasparenza. Abbiamo aiutato i media e le istituzioni ad offrire ai consumatori risposte complete, veritiere e rassicuranti e abbiamo recuperato la nostra quota di mercato e la fiducia del consumatore. Ma non è corretto che l’onere dell’informazione al consumatore ricada esclusivamente sulle imprese e sui loro organismi di rappresentanza. Anche i media devono fare la propria parte, evitando inutili e pericolosi scandalismi ed invece cercando di offrire all’opinione pubblica un’informazione approfondita e circostanziata. Stiamo parlando della nostra salute e contemporaneamente di un’industria, quella alimentare, che dà lavoro a 350.000 persone, fattura 170 mila miliardi e soprattutto esporta nel mondo lo stile di vita italiano. Non possono essere ammesse accuse infondate e generiche. Ma, soprattutto, sono le istituzioni a dover intervenire. È ormai avvertita con urgenza la necessità di avere un riferimento unico – un’authority, ad esempio – che in caso di emergenza informi e tuteli i consumatori con comportamenti rapidi ed univoci. Troppo spesso anche il nostro settore, di fronte alla diffusione di notizie allarmistiche ed infondate, non ha potuto contare su una fonte istituzionale certa. Anzi, le istituzioni hanno risposto tardi e in maniera spesso contraddittoria, contribuendo ad aumentare la confusione e il disorientamento invece di aiutare a fare chiarezza. La sicurezza alimentare è un tema importante e lo sarà sempre di più in futuro. Le aziende alimentari stanno facendo la propria parte con impegno e senso di responsabilità. È indispensabile che anche chi ha la funzione istituzionale di prevenire, controllare ed informare si assuma le proprie responsabilità.
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