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PRODUZIONE
Niente batterie, ma che siamo polli?
Viaggio 'dentro e oltre' i luoghi comuni sul sistema di allevamento delle carni avicole
Basta visitare uno degli stabilimenti italiani per scoprire un processo produttivo all'insegna della qualità e, quindi, delle massime garanzie per i consumatori
'Venga a vedere lei stesso, per favore: quando vuole. Del resto, non penserà che possiamo cambiare i sistemi di allevamento dalla mattina alla sera solo per far piacere a chi leggerà...'. Il primo viaggio dentro il mondo dell'avicoltura italiana è nato così. Da uno scambio telefonico con il direttore di una media impresa di settore, abituato - purtroppo - a dover illustrare ad interlocutori spesso increduli, null'altro se non perché disinformati, i sistemi di produzione avicola italiana e, soprattutto, a sgombrare il campo dai tanti luoghi comuni che ancora prosperano su questo argomento.Per casa, un ampio capannone
Il racconto potrebbe cominciare, se non sembrasse riduttivo, con la parafrasi del tormentone di un vecchio, fortunato cartoon: quello in cui a un certo punto un volatile (anche lui), l'uccellino Titti, diceva: 'Toh, mi è sembrato di vedere un gatto...'. Qui, naturalmente, la versione corretta suonerebbe: 'Toh, mi è sembrato di vedere un pollo!'. Anzi, tanti polli. E un buon numero di pulcini. Ma non - secondo il più famoso dei luoghi comuni di cui sopra - ammucchiati e stipati in stretti, soffocanti gabbioni affastellati in verticale, addossati gli uni agli altri sotto la luce artificiale e nutriti da mangimi chimici. 'La verità, purtroppo ancora troppo poco nota, è che le cosiddette batterie sono fuori dalla logica dell'allevamento avicolo italiano da molti anni. Almeno trenta. Per un motivo semplicissimo: polli, tacchini e faraone allevati in quel modo erano, e sono, marcatamente peggiori e qualitativamente insufficienti rispetto a questi che vede muoversi liberamente a terra, in un ambiente ampio, luminoso, tranquillo, fatto apposta per loro. Come chiunque può capire, sul mercato la qualità alta, riconoscibile e costante paga molto di più di qualche incremento quantitativo o di minimi vantaggi sui tempi di crescita'. Il nostro interlocutore, è chiaro, si sta prendendo qualche rivincita: 'Venga a vedere i mangimi. Anche lì c'è da rendersi conto di parecchie cose...'. Il risultato della verifica è esauriente. Niente farine animali. Niente additivi astrusi, solo granturco o grano, sorgo, soia, erba medica, vitamine, sali minerali. 'A volte - spiega la nostra guida - non in questa azienda, ma solo perché abbiamo scelto così, ci sono minime aggiunte di proteine ricavate dai pesci (un massimo di 40 grammi, dove vengono usate, per ogni chilo di mangime), che ai polli, a quanto pare, fanno bene proprio come agli umani. E basta'.Una dieta ricca ed equilibrata
Conferma un 'super partes' come Romano Marabelli, che dirige al Ministero della Sanità il comparto di controllo su Alimenti, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria: 'Ciò che polli e tacchini mangiano oggi negli allevamenti nazionali è straordinariamente simile come tipologia, ma decisamente migliore per 'balance' nutrizionale e assortimento, di quanto troverebbero su un'aia di paese. Al di là dei controlli sull'inquinamento dei suoli e delle acque, che difficilmente il contadino che alleva le sue venti galline potrebbe compiere, da noi gli animali da cortile mangiano essenzialmente grano e granturco scelti ed erba medica. A cui vengono aggiunti - e difficilmente il pollo, diciamo così, di campagna riuscirebbe a procurarseli da sé - soia, vitamine e sali minerali: gli stessi che noi compriamo a caro prezzo nei negozi specializzati per adeguare la nostra dieta alle indicazioni più raffinate e alle più moderne esigenze di benessere'. La maggior parte delle aziende, inoltre, come risulta dalle indagini statistiche, ha scelto di produrre da sé i propri mangimi, cioè - essenzialmente - i propri grani, proprio per non correre il rischio che un lavoro attento venga vanificato, al di là di ogni impegno e buona fede, da forniture poco felici o inadeguate. Non è tutto. Anche le razze allevate in Italia sono particolari. Sono le cosiddette 'razze pesanti', nel senso che, a fine ciclo d'allevamento, il pollo o il tacchino o la faraona pesano di più dei rispettivi 'cugini' allevati all'estero, semplicemente perché il loro ciclo dura più a lungo. Mentre infatti negli altri Paesi un pollo è pronto, in media, a 35 giorni, da noi la stessa media è di 52. Con il risultato che alla fine la carne è decisamente migliore. E sana.Un sistema di controlli responsabile
Il controllo sanitario è basato su un sistema detto 'a integrazione verticale'. Ovvero, ogni azienda ha uno staff veterinario, che segue passo passo gli animali. Ma non basta. Ci sono altri due livelli di controllo, esterni e pubblici. Ogni pollo o tacchino o faraona destinati al consumo passano insomma attraverso tre barriere di verifica. Specie se nell'arco della loro vita abbiano assunto qualche medicina. Medicina? 'Non si allarmi - risponde il nostro interlocutore -. Non è curioso che, a parlare di medicine, scatti uno strano meccanismo di sospetto? Mi perdoni: ma in un bambino piccolo non sono obbligatorie le vaccinazioni per certe malattie, in modo da evitare che queste si presentino in età adulta? Per gli animali avicoli succede esattamente la stessa cosa: si chiama medicina preventiva. Se poi, per continuare nella metafora, un suo nipotino si prende un bel raffreddore, lei non gli dà un'aspirina pediatrica regolarmente prescritta dal dottore per farlo guarire? Oppure non lo fa per paura di 'contaminarlo'? Se dovessimo applicare a noi stessi le strane prevenzioni che abbiamo quando si parla di questi argomenti, dovremmo rifugiarci tutti in una comunità Amish. Rifiutare ogni apporto della scienza. E accettare però di andarcene in cielo per una banale infezione, come quando non c'erano ancora gli antibiotici'. Difficile ribattere. Anche perché, come si dice, carta canta. E la carta è quella che annota rigorosamente ogni eventuale somministrazione terapeutica agli animali e certifica puntualmente i controlli sull'avvenuta, completa sparizione di ogni traccia di sostanze medicinali dalle carni bianche destinate alla commercializzazione. Un'ultima, importante annotazione: dalle sostanze medicinali è escluso - per così dire - alla radice qualsiasi tipo di ormoni, dagli estrogeni agli anabolizzanti. Anche per il produttore più malintenzionato, infatti, impiegarli sarebbe inutile e dispendioso, in quanto i loro - eventuali - tempi di metabolizzazione da parte degli animali risulterebbero molto più lunghi del loro ciclo di vita che, come abbiamo visto, nel caso del pollo è piuttosto breveSolo carne, niente acqua
Infine, in Italia, le carni avicole sono solo ed esclusivamente... carne. Non sembri un'affermazione banale: prima che gli avicoltori italiani imponessero un sistema di regole che prevede, per i prodotti che escono dalle aziende, il raffreddamento ad aria e non più ad acqua, l'idea che i petti di pollo che arrivavano in padella fossero leggermente annacquati, non era tanto peregrina. Le conclusioni le lasciamo a Marcello Ticca, docente universitario e responsabile dell'Informazione Nutrizionale per l'Istituto Nazionale della Nutrizione: 'È totalmente errato credere che i polli di una volta fossero più sani e nutrienti di quelli di oggi. A questi la garanzia di qualità è data proprio dalla loro alimentazione equilibrata e dai 'cibi', sicuri dal punto di vista igienico e completi da quello nutrizionale, con cui vengono fatti crescere. Il pollo 'genuino' di una volta è solo uno dei tanti falsi miti dell'alimentazione'. Che, a chi si occupa scientificamente di questo argomento, tocca ogni giorno di sfatare.
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