Registrazione Tribunale di Roma N. 341 del 26/07/2001
Editore: U.N.A. Servizi s.r.l. Via Salaria, 83 00198 Roma
Redazione: Via Vibio Mariano, 58 00189 Roma Tel. 06.33.25.841 Fax 06.33.25.24.27
Periodicità: semestrale
Scrivi a unavicoltura
Proprietà letteraria riservata © | |
Inserzionisti Archivio
|
|
|
EUROPA
Ridaremo la fiducia a 370 milioni di persone
Il Commissario David Byrne illustra i programmi della Commissione en materia di sicurezza alimentare
Francesco Pippi GiornalistaRispetto delle leggi comunitarie; potenziamento dei controlli, dando un ruolo di primo piano all’ormai prossima Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare; una migliore comunicazione: questi i prossimi obiettivi della UE
“From the Farm to the Fork”: detto in inglese - come spesso accade per la lingua di Shakespeare - l’espressione suona più efficace del corrispondente letterale italiano (“Dalla fattoria alla forchetta”), o del più esplicativo “Dal campo del contadino alla tavola del consumatore”. Ma quest’ultimo ha almeno il pregio della chiarezza nell’indicare l’obiettivo, tanto ambizioso quanto ormai ineludibile, delle istituzioni europee: la massima sicurezza alimentare. La stessa sicurezza smarrita ormai nelle menti e nei comportamenti di 370 milioni di consumatori, così come il senno, finito sulla Luna, dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Questa volta “Astolfo”, colui cioè preposto non tanto a recuperare la ragione dei consumatori spaventati da allarmi sempre più ricorrenti, quanto a ripristinare le condizioni di “confidence” verso ciò che la filiera agroalimentare scodella ogni giorno sulle nostre tavole, ha il volto e il ciuffo vagamente “kennediani” (del resto i Kennedy sono irlandesi, almeno di origine) di David Byrne, dal settembre 1999 commissario europeo per la Sanità e la Protezione dei Consumatori, nella Commissione presieduta da Romano Prodi. 54 anni, irlandese appunto, avvocato, una profonda preparazione giuridica in materia di concorrenza e legislazione sociale, Byrne siede su una poltrona indubbiamente scomoda, almeno quanto quella del suo collega all’Agricoltura Franz Fischler: fra mucche pazze, afte epizootiche, influenze aviari, diossine, e con sullo sfondo la tormentatissima questione degli organismi geneticamente modificati (OGM), la “confidence”, per utilizzare ancora la parola preferita (o evocata) da Byrne, di coloro che lui dovrebbe proteggere è oggi ai minimi termini. Come risollevarla? A questa domanda la risposta di Byrne è triplice: “Rispettare le leggi, che già ci sono ma che non vengono sempre osservate. Potenziare i controlli, affidando un ruolo di primo piano di consulenza scientifica alla futura (la sua nascita è prevista per il prossimo anno o, al più tardi, all’inizio del 2003) Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare. Migliorare la comunicazione”. Vediamo questi tre punti più analiticamente.Il Libro Bianco sulla Sicurezza Alimentare
“Assicurare che l’UE disponga degli standard più elevati possibili di sicurezza alimentare costituisce per la Commissione una priorità strategica fondamentale. Il presente Libro Bianco rispecchia tale priorità. Si propone una strategia del tutto nuova ispirata all’esigenza di garantire un elevato livello di sicurezza alimentare” Comincia così, con queste espressioni quantomai impegnative, il Libro Bianco sulla Sicurezza Alimentare pubblicato dalla Commissione Europea il 12 gennaio 2000. Messo a punto al termine di un lungo lavoro (sul suo contenuto sono state ricevute le osservazioni di più di 100 parti interessate), il Libro stabilisce i piani di una nuova politica alimentare, lungimirante e preventiva, basata sui seguenti capisaldi: • modernizzazione della legislazione in vigore in Europa (complessivamente sono oggi più di 130 mila i provvedimenti emanati in materia) in un complesso di norme coerenti e trasparenti; • potenziamento dei controlli “dal campo del contadino alla tavola del consumatore” • rafforzamento delle capacità del sistema di consulenza scientifica per garantire un elevato livello di protezione della salute umana e di tutela dei consumatori. Questi capisaldi si traducono in ben 84 azioni concrete - che diventeranno direttive e regolamenti - sulle iniziative da prendere, prima delle quali la creazione di un’Autorità Alimentare Europea indipendente.L’Autorità Alimentare Europea
“L’Autorità - spiega Byrne - sarà un’entità indipendente incaricata delle valutazioni scientifiche e non delle decisioni per la gestione di eventuali rischi. Queste ultime rimarranno, infatti, responsabilità della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europei”. Le sue competenze, quindi, saranno nell’ambito della consulenza scientifica, dell’identificazione dei rischi emergenti, della raccolta e studio di dati, del supporto scientifico nel caso, appunto, di emergenza alimentari quali quelle che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Last but not least, l’Autorità comunicherà direttamente sulle materie di sua pertinenza con i consumatori europei. Competenze troppo limitate, come hanno lamentato alcuni esponenti del consumerismo italiano ed europeo? Secondo il commissario, no: “Grazie all’Autorità, gli Stati membri dell’UE avranno finalmente una solida base comune per la loro azione. Quella dell’Autorità sarà una voce forte e scientificamente autorevole, tale da obbligare i legislatori europei ad assumersi tutte le proprie responsabilità”.Il nuovo ruolo dei produttori
Assumersi responsabilità vuol dire, per il legislatore europeo e per quelli degli Stati membri, prendere provvedimenti e, poi, controllare che vengano applicati. Cosa che, riconosce francamente Byrne, negli ultimi episodi di emergenze alimentari non è avvenuta: “L’incubo mucca pazza è cominciato non perché non ci fossero le misure necessarie per prevenirlo, ma perché quelle misure, in vigore dal 1996, non sono state applicate. Ugualmente, l’epidemia di afta epizootica è scoppiata in seguito all’importazione illegale di animali: anche in questo caso, all’origine c’è stata una violazione della legge”. Come dovrà essere dunque il nuovo sistema di controlli, realmente più efficace del precedente? “A tre livelli - risponde Byrne -: il primo costituito dall’autocontrollo di produttori e distributori, di cui il Libro Bianco afferma espressamente la diretta responsabilità per i prodotti immessi sul mercato; il secondo rappresentato dalle autorità nazionali degli Stati membri; il terzo svolto, in termini di supervisione, dal Food and Veterinary Inspection Office europeo, con sede a Dublino”. E per chiarire quanto importante sia per l’UE il capitolo controlli, il Libro Bianco prevede un’azione, la numero 4, dedicata esclusivamente a questo tema. In altre parole, gli operatori del settore mangimistico e gli operatori alimentari diventano i principali responsabili della sicurezza alimentare; gli Stati membri dovranno garantire la sorveglianza e il controllo di tali operatori; la Commissione Europea verificherà l’efficienza delle capacità di controllo degli Stati membri attraverso audit e ispezioni.Il ruolo della comunicazione
Basi scientifiche più solide a sostegno delle decisioni, leggi più coerenti e controlli più severi, da soli non basteranno, afferma però Byrne, se non saranno accompagnati da una forte attività di comunicazione verso i cittadini: “Non c’è dubbio - riconosce - che molte ansie nell’opinione pubblica sono state causate da un’informazione del tutto insufficiente o che, quando c’era, risultava addirittura sbagliata. Nella comunicazione - conclude il commissario - il ruolo della nuova Autorità sarà fondamentale: da una parte, nel suo board di direzione troveranno un posto importante i rappresentanti dei consumatori; dall’altra, l’Autorità parlerà direttamente ai cittadini, contribuendo così a diffondere la conoscenza sul tema della sicurezza”. Sicuramente, uno strumento fondamentale di comunicazione è costituito dall’etichettatura e dalla rintracciabilità dei prodotti alimentari, “la chiave - sottolinea Byrne - per ricostruire la fiducia nei consumatori”. Eppure, ammette subito dopo, “al fine di conoscere tutti i passi della vita degli animali è necessario un complesso sistema di registrazione che, al momento, non è ancora applicato ad un gran numero di animali vivi”. Questa, dunque, la strada da seguire per il futuro.Responsabilità e informazione
Dalle affermazioni di Byrne si può trarre una prima conclusione: per una volta, almeno in un settore specifico del comparto alimentare come quello avicolo, l’Italia non ha nulla da imparare ma, anzi, ha da insegnare ai propri partner europei. In materia di etichettatura, di rintracciabilità, di autocontrolli, insomma in tutte le questioni che attengono alla sicurezza alimentare, l’avicoltura italiana si trova oggi all’avanguardia. Come si vedrà meglio dagli articoli che seguono.
|
|
Download dei testi in formato pdf
|